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Stellantis chiude Poissy: l'industria auto francese affronta una profonda crisi

Stellantis chiude Poissy: l'industria auto francese affronta una profonda crisi

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Stellantis chiude Poissy: l'industria auto francese affronta una profonda crisi

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La storica fabbrica Stellantis di Poissy, attiva dal 1938, interromperà la produzione automobilistica entro il 2028, segnando un momento cruciale per l'industria francese. Questa decisione, ufficializzata durante un incontro del Consiglio di fabbrica, evidenzia le gravi difficoltà che il settore automotive sta affrontando in Francia e in Europa.

Negli ultimi anni, l'impianto di Poissy ha visto un declino costante della produzione. Nel 2025, la fabbrica ha prodotto solo 89.500 veicoli, quasi la metà rispetto ai 145.000 del 2023. Attualmente, lo stabilimento riesce a sfornare circa 400 automobili al giorno, con una prevalenza di Opel Mokka, mentre la produzione della DS3 è ormai marginale. Entrambi i modelli, infatti, si trovano a fine ciclo, e non sono previsti nuovi lanci, a conferma di una strategia industriale orientata non verso il rilancio, ma verso una riconversione.

Stellantis ha annunciato un investimento di 100 milioni di euro per trasformare Poissy in un centro multifunzionale, che si occuperà di produzione di componenti, attività di ricondizionamento veicoli e conversione di auto usate. Questo cambio di paradigma rappresenta una significativa evoluzione, passando da fabbrica di automobili a centro industriale. Nonostante la transizione, la situazione occupazionale rimane preoccupante: attualmente, lo stabilimento conta 1.925 dipendenti, ma l'azienda ha garantito circa 1.000 posti di lavoro entro il 2030. Questo ridimensionamento, anche se mitigato dall'età avanzata dei lavoratori, non elimina il tema della disoccupazione.

Il caso di Poissy non è isolato, ma si inserisce in un contesto di crisi più ampio per l'industria automobilistica francese. I dati parlano chiaro: la produzione nazionale è scesa da 3,66 milioni di auto nel 2004 a 1,46 milioni nel 2024, con 40.000 posti di lavoro persi dal 2019 e un deficit commerciale del settore che ha raggiunto i 135 miliardi di euro. A ciò si aggiunge il costo del lavoro, che in Francia si attesta intorno ai 32,50 euro l'ora, significativamente superiore ai 23 euro della Spagna e ai 6-7 euro del Marocco, spingendo le aziende a considerare la delocalizzazione verso paesi con costi più competitivi.

Poissy non è solo un impianto di produzione; rappresenta un simbolo della trasformazione dell'industria automobilistica europea. Negli anni Ottanta, lo stabilimento ospitava fino a 24.000 dipendenti, mentre oggi il numero è sceso drasticamente a meno di 2.000. Si tratta dell'ultimo stabilimento automobilistico rimasto nella regione parigina, un'area che ha visto la chiusura o la riconversione di altri impianti storici, segnando la progressiva uscita della produzione automobilistica dall'area.

Con la chiusura della produzione a Poissy, l'industria automobilistica francese si trova di fronte a una sfida senza precedenti, che richiederà un'attenta riflessione sulle strategie future e sul mantenimento della competitività nel mercato globale.

Cosa significa per il mercato italiano

La chiusura della produzione a Poissy rappresenta un campanello d'allarme anche per il mercato italiano, che sta affrontando sfide simili nel settore automotive. La transizione verso nuovi modelli di business, come la riconversione degli stabilimenti, è un tema cruciale anche in Italia, dove la presenza di impianti storici è sotto pressione. Le normative europee e le politiche ambientali influenzano le scelte industriali, mentre la competizione con paesi a costi di produzione più bassi mette in discussione la sostenibilità di alcuni stabilimenti. La situazione occupazionale e la necessità di investimenti in innovazione sono aspetti che richiedono attenzione, in un contesto in cui il futuro dell'industria automobilistica italiana deve essere ripensato per mantenere la competitività nel mercato globale.

Domande frequenti